Scuola di magia: il resoconto.

Strano ritrovarsi a stirare una divisa indossata per cinque settimane, riporla nel cassetto, e con lei cinque settimane piene di significato, piene di nuovi amici e di tante ricette.

Ripensare al momento in cui ho iniziato a informarmi su eventuali corsi di pasticceria qui in giro per il Veneto. La voglia di mettermi in gioco, di imparare, di entrare in questo mondo incredibile e conoscere persone che hanno fatto questa scelta di vita. Avevo pensato di frequentare un corso serale, o il weekend, per poter condurre tutto alla normalità, e poi ritagliarmi quel momento di divertimento nel tempo libero.

Poi una chiacchierata con un amico, un professionista, che mi apre un mondo, e mi pone davanti a una domanda: “Quanto vuoi davvero fare questa cosa? Quanto ci tieni?”. La risposta era TANTO. Sentivo la necessità di allontanarmi dalla mia routine, dal mio lavoro che stava vivendo un momento di stallo, dalla mia vita che mi sembrava di vivere senza realmente essere vissuta al 100%.

Poi la decisione, il colloquio con i miei capi (che ancora ringrazio per avermi dato quest’opportunità), e l’entusiasmo delle persone a me care. E poi, l’ammissione al Corso in Tecniche di Pasticceria, valigie, e via!

Cinque settimane nella Reggia di Colorno, tra farina, zucchero, burro (e relativo coltello killer per tagliarlo), uova, planetarie e pulizie del laboratorio a fine turno.

Cinque settimane che sono volate senza nemmeno potessi accorgermene.
Se dovessi suggerire a mio nipote un’esperienza da fare almeno una volta nella vita, gli direi di prendersi una pausa dalla normalità, di mettersi in gioco, di sfidarsi e di conoscere gente appassionata tanto quanto lui con cui poter scambiare questa passione.

Di uscire da quella comfort zone che tanto ci piace, ma che alle volte ci imprigiona, e di provare a vedere cosa c’è fuori, di conoscere nuovi amici, di farsi valutare da chi lo valuterebbe per la sua passione, per la sua determinazione, più che per il risultato.

Non so bene come descrivere le cinque settimane a Colorno. Forse direi semplicemente incredibili.
La sveglia alle 4.30 del mattino che non pesa, perchè mi ritrovavo in laboratorio alle 7 con un profumo di biscotti appena sfornati che conquisterebbe anche la persona meno golosa del mondo, con le rastrelliere con 20 torte sopra, ognuna fatta da ciascuna combinazione di mani, testa e cuore.
Sapete che la nostra calligrafia è identificabile anche mentre scriviamo con il cioccolato? Lo Chef Enrico Nativi ci diceva sempre “Riuscirete a riconoscere la vostra torta dalla vostra calligrafia”. Non lo avrei mai detto.

La pasticceria è quasi magia, è un mondo che ti conquista perchè è fatto di testa, di pensiero, di creatività, e di dedizione.

Certo, non è stato sempre così facile, anzi.
In cinque settimane ci sono stati momenti di estrema felicità e soddisfazione (come quando ho portato la mia prima torta ai miei genitori e la seconda ai miei amici), ma anche momenti in cui l’unica cosa che veniva in mente da fare era togliersi il grembiule, la toque, e andare via, tornare a quella normalità tanto rincuorante.

Ho pianto, più di una volta, perchè quando si tiene tanto a qualcosa e ci si sente inadatti, beh, non è proprio la sensazione migliore del mondo.

Ecco, sono stati proprio quelli i momenti in cui mi sono detta che dovevo mettercela tutta, che non dovevo rinunciare a voler imparare, a vivere questo sogno, a pensare che in futuro questo possa essere più che un hobby.

E gli amici.
In questa esperienza ho conosciuto nuovi compagni di corso, alcuni di loro sono diventati miei amici, altri un po’ meno, ma si sa, quando si è in gruppo non si può andare d’amore e d’accordo con tutti. Ma avevamo in comune questa passione, e niente poteva essere più forte per creare un legame che durerà per tutta la vita.
Poi ci sono loro, Roberta e Nadine, due nuove “sorelline”, Maria e Silvana, beh, loro sono persone con cui, pensandoci, ho passato il 97% della mia avventura. Una squadra, una vera forza, specie nei momenti più difficili.

L’Alma non è solo una scuola di cucina, è anche una scuola di vita, e come ci piaceva tanto definirla, una scuola di magia.

Perchè ti porta a conoscere te stesso, la tua passione, la tua determinazione e i tuoi limiti, ti insegna a stare con gli altri, a collaborare, a comunicare, ad aiutarsi a vicenda.
Voi pensate che tutto questo sia scontato? Non direi.

Mi manca? Tantissimo.
Cosa vorrò farne di questa esperienza?
Beh, vi anticipo che nelle prossime settimane (e ci si prepara per il nostro secondo compleanno!!) ci saranno delle belle novità.
Che dite, magari li vorrete assaggiare questi dolci? 🙂

Di certo, dopo un’esperienza del genere, la pasticceria è diventata parte integrante di me.

Alma, scuola di magia.

Charlotte&Brownies all'ALMA La Scuola internazionale di cucina italiana

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2 pensieri riguardo “Scuola di magia: il resoconto.

  1. Bravissima! Non mangio ne burro ne latticine, e generalmente, quasi nessun prodotto di origine animale, ma vedere le tue foto mi ha fatto sognare di provare questo di corso anch’io 🙂

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